MEDITAZIONE

Meditazione
Intensivi e Ritiri

Oggi molti parlano di meditazione riferendosi, in genere, alla tecnica specifica che di volta in volta viene usata affinché la meditazione possa “accadere”.

Esistono, infatti, molte vie, sviluppate nei secoli dalle diverse tradizioni religiose o di ricerca spirituale: alcune sono legate al buddhismo e alle sue varie correnti interne (zen, theravāda o mahāyāna), altre sono di derivazioni sufi, altre ancora appartengono al complesso e variegato universo dello Yoga, senza contare le decine di “meditazioni attive” create dal mistico indiano contemporaneo Osho “per l’uomo occidentale”.

La meditazione non è, quindi, la specifica tecnica di volta in volta sperimentata, ma lo stato dell’essere che si raggiunge attraverso di essa, quello spazio interiore di non azione e di quieta, deliberata, non giudicante attenzione al momento presente. Ogni pratica rappresenta solo un sentiero verso questo spazio interno di rispettoso silenzio, ascolto e accettazione amorevole.

Parafrasando John Kabat Zinn, uno dei principali promotori della mindfulness negli Stati Uniti, meditare è essere presenti a sé stessi e approfondire l’autoconoscenza accogliendo, senza giudizio, ciò che accade nel momento presente, indipendentemente dai suoi contenuti, con generosità, amore verso sé stessi e apertura a tutte le possibilità.

Meditare non ha, infatti, per scopo rendere la mente vuota e tranquilla, anche se questo può essere certamente un suo positivo effetto collaterale: meditazione significa lasciare la mente così com’è e sapere perché il suo stato è proprio quello. Non si tratta di trasferirsi altrove, ma di accettare di essere dove si è già.

“Tu sei già quella pace che stai cercando. Fermati e riconoscila”.

Mooji