MENTE

Counselling Focusing Meditazione
Incontri individuali e sessioni di gruppo
su appuntamento

Sul piano cognitivo e mentale, lavoro integrando tre strumenti di straordinaria potenza ed efficacia:

il Counselling, il Focusing e la Meditazione.

Il Counselling è una forma di relazione d’aiuto che sostiene una persona in difficoltà su una specifica problematica esistenziale nel momento presente, di natura non psicopatologica.

Le relazioni interpersonali, le scelte individuali e professionali o imprevisti eventi traumatici come lutti, licenziamenti, malattie, incidenti o trasferimenti potrebbero mettere in crisi qualunque sistema normalmente funzionale creando disagio, insoddisfazione, frustrazione e alterando stati emotivi e modalità di adattamento e reazione agli accadimenti della vita.

Individuando e incrementando le risorse interne della persona, il Counselling permette di trovare soluzioni utili a migliorare le proprie risposte riattivando strategie decisionali e comportamentali più efficaci e “sane” e rafforzando la nostra capacità di resilienza, indispensabile per sperimentare nuove modalità di adattamento, più funzionali ai mutamenti esterni.

Esistono diversi modelli di intervento a seconda del paradigma psicologico di riferimento. Il Counselling “a mediazione corporea e a indirizzo bioenergetico” si ispira all’approccio umanista, non direttivo e incentrato sul cliente proposto dallo psicoterapeuta statunitense Carl Ramson Rogers e alle intuizioni sull’identità funzionale corpo-mente che hanno ispirato le ricerche in ambito bioenergetico di Wilhelm Reich e Alexander Lowen.

Il Focusing è un metodo di auto esplorazione e crescita personale estremamente gentile, accettante e non giudicante che insegna a porsi in ascolto del proprio corpo per aiutarlo a superare situazioni particolarmente problematiche.

L’attenzione e l’accoglienza nei confronti delle sensazioni fisiche correlate a uno specifico evento che ci mette in difficoltà, infatti, consentono di “mettere a fuoco” elementi e dettagli legati al disagio che suscita in noi. Questa complessa “mappa” fatta di percezioni, sensazioni e riflessi psico-emotivi interni, e spesso subconsci, è indispensabile per orientarci tra i diversi livelli di implicazione riguardanti la situazione che intendiamo affrontare e ne rappresenta, in nuce, l’intrinseca soluzione.

Ideato negli Stati Uniti negli anni Sessanta dal filosofo e docente di psicologia Eugene Gendlin, questa tecnica di conoscenza introspettiva ha molto in comune con l’allora nascente psicologia umanista non direttiva e incentrata sul cliente di Carl Rogers, che di Gendlin fu insegnante e collaboratore. Centrale, nel processo di focusing, è il concetto di felt sense, la “sensazione sentita”, quella risposta naturale del corpo che, con il proprio unico e ricchissimo linguaggio sensoriale reagisce agli eventi della vita attivando un processo interiore che è al contempo esplorazione e soluzione della problematica che si sta indagando.

Il terzo strumento che considero indispensabile per sostenere il nostro processo di crescita e auto esplorazione è la Meditazione.

Oggi molti ne parlano riferendosi alla tecnica specifica che di volta in volta viene usata affinché la meditazione possa “accadere”.

Esistono, infatti, molte vie, sviluppate nei secoli dalle diverse tradizioni religiose o di ricerca spirituale: alcune sono legate al buddhismo e alle sue varie correnti interne (zen, theravāda o mahāyāna), altre sono di derivazioni sufi, altre ancora appartengono al complesso e variegato universo dello Yoga, senza contare le decine di “meditazioni attive” create dal mistico indiano contemporaneo Osho “per l’uomo occidentale”.

La meditazione non è, quindi, la specifica tecnica di volta in volta sperimentata, ma lo stato dell’essere che si raggiunge attraverso di essa, quello spazio interiore di non azione e di quieta, deliberata, non giudicante attenzione al momento presente. Ogni pratica rappresenta solo un sentiero verso questo spazio interno di rispettoso silenzio, ascolto e accettazione amorevole.

Parafrasando John Kabat Zinn, uno dei principali promotori della mindfulness negli Stati Uniti, meditare è essere presenti a sé stessi e approfondire l’auto conoscenza accogliendo, senza giudizio, ciò che accade nel momento presente, indipendentemente dai suoi contenuti, con generosità, amore verso sé stessi e apertura a tutte le possibilità.

Meditare non ha, infatti, per scopo rendere la mente vuota e tranquilla, anche se questo può essere certamente un suo positivo effetto collaterale: meditazione significa lasciare la mente così com’è e sapere perché il suo stato è proprio quello. Non si tratta di trasferirsi altrove, ma di accettare di essere dove si è già.

“Tu sei già quella pace che stai cercando. Fermati e riconoscila”.

Mooji


PER SAPERNE DI PIÙ: 
HTTPS://WWW.STATEOFMIND.IT/2019/05/FOCUSING-CORPO-PSICOTERAPIA/

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Gli incontri individuali, di 50 minuti, hanno una durata limitata nel tempo per un massimo di 15 sedute a cadenza settimanale o bimensile.

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“Esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare”

Carl Rogers